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INTER-UDINESE: 3-3

Articolo inviatoci da Claudio Mussolini sv4mscld@etruscan.li.it

di Gianni Brera

Il Giorno, 18 Gennaio 1960


Milano, 17 gennaio 1960
Sole, nebbia, gelo e colpi di scena a San Siro.

Inter: Matteucci; Fongaro, Guarneri; Masiero, Cardarelli, Invernizzi; Bicicli, Rancati, Angelillo, Lindskog, Corso.

Udinese: Santi; Burgnich, Del Bene; Sassi, Pinardi, Menegotti; Pentrelli, Milan, Bettini, Giacomini, Fontanesi.

Marcatori: Bettini al 20', Milan al 28', Lindskog al 42' del p.t.; Bettini al 16', Lindskog al 45' e al 46'55" della ripresa. Arbitro: Famulari.

Per trent'anni ho giocato e visto calcio in cinque dei sei continenti nei quali si vede e si gioca il calcio. Partite come quella disputata ieri a San Siro non mi era mai accaduto di vederne. Direi che le squadre subissero gli sconcertanti capricci del clima, e che un folle genietto guidasse la palla a suo beneplacito, curandosi ogni volta di sorprendere e anzi strabiliare coloro stessi che la battevano.

Gia il campo era tale da confondere tutti. A est, dove batteva il sole, terreno gelato con lieve fanghiglia in superficie; a ovest, dove si proiettava l'ombra lunga della tribuna, compatte lastre di neve gelata. Dopo mezz'ora, di gioco, sul 2-0 per l'Udinese, un minaccioso alitare di nebbia da ovest. Travalica ben presto il gran catino dello stadio e l'invade coprendo via via il terreno fino a impedirci di veder le porte. Durante l'intervallo, qualcuno si alza per sfollare. Chiaro che non si puo riprendere il gioco.

Per 5' buoni si discute. L'Inter perde 2-1: non si sa che dica Angelillo a Famulari, ma si indovina che debba insistere per la sospensione. Ed ecco, non passano 5' che il sole torna a dissipare 1a nebbia: appare uno splendido cielo azzurro e grigio come in certi quadri fiamminghi. La nebbia fumiga levitando sulla porta ovest: poi scompare. Allez!

L'Inter si avventa all'Udinese: conclude qualcosa come trenta azioni, ottiene sette angoli, colpisce un palo e la traversa. L'Udinese digrigna in tutto affanno il suo catenaccio e su contropiede, al 16', porta il vantaggio a 3-1.

L'Inter si esaspera, gioca male come e più di prima: sbaglia tutto: ma insiste con una tenacia che alla fine si deve riconoscere miracolosa: e Lindskog segna al 45', segna al 46'55" con l'ultima palla che l'arbitro avrebbe forse consentito di battere (da come guardava l'orologio).

L'Udinese si ritrova beffata oltre il limite di tempo stabilito per regolamento. I suoi giocatori si disperano e vorrebbero inveire all'arbitro. Qualcuno certo non resiste alla tentazione di farlo. Bigogno grida allo scandalo. L'arbitro invita le squadre a salutare e se ne va in un subisso di grida e di applausi. Qualche fischio deluso lo rincorre. Ma la gran parte della gente esprime divertito stupore.

In verità, l'impensato 3-3 ha sorpreso tutti. E ha un bel gridare Bigogno allo scandalo. Chiunque riveda con noi il film della partita, non può gabellare quest'esito - ancorché strano . per un colpo sfacciato della fortuna. L'Inter è incappata (per sua colpa, si capisce) in tali e tante traversie da legittimare la piu moscia delle rassegnazioni. E invece si è arrabattata, mossa, battuta finché le è rimasto fiato per correre e forza per calciare.

Alla fine, clamorosamente, ha saputo risalire la china. Uno fra i suoi piu storditi e svagati giocatori ha ritrovato il tempo e la misura per sorprendere Santi una seconda volta: nel finale, addirittura, ha inventato un tiro cross di quelli che si sparano per disperazione, senza saper bene come e perché si sparino: la palla è salita in parabola quasi rifacesse la traiettoria d'un proiettile di mortaio: è spiovuta sulla porta a fil di traversa, nell'angolino opposto a chi l'aveva battuta dall'estrema destra: Santi è andato spostandosi all'indietro finché s'e dovuto staccare per la manata: l'ha fatto maldestramente, come chi si considerava ormai fuori da ogni orgasmo, e non aveva piu la scintilla buona per cogliere il tempo: la palla gli è scivolata in rete... Molti avevano gia lasciato lo stadio, non dico il posto a sedere. Avranno stupito di sentir quel boato, da lontano. Erano i fedelissimi dell'Inter che sfogavano l'affanno in grosse risate e grida incredule.

Ah, buon Dio, quante ne inventa l'Inter dietro alla sua indole matta; come sarebbe più bello tifare per una squadra vera... Questa, già, vale assai meno di quanto pretendono i suoi tifosi. E se per giunta sbaglia partita, un pianto.

L'Udinese fa un bellissimo catenaccio con Pinardi libero. L'allenatore dell'Udinese è lo stesso che a Milano ha sciupato il migliore anno di Angelillo affidandosi tremebondo a cervellotiche impostazioni né doppioviemmiste né difensiviste. Molte volte ci ha preso lo scrupolo di attaccarlo, tanto era mite. Ora che dovremmo dire? L'Udinese ha giocato come noi stessi avremmo voluto, se fossimo stati sulla panchina di Bigogno. E l'Inter ha esibito un goffssimo catenaccio a rovescio, con Invernizzi a far velo davanti a Cardarelli ma non a marcargli l'uomo. E la squadra premeva in forcing, ma senza rilanci imperiosi. Sconocchiati i tre terzini, insufficienti i mediani e i due interni, le ali mai capaci di dettare un lancio, bensi portate a stringere con il proprio guardiano, ispessendo così di troppe gambe l'area avversaria. Il solo grande giocatore visto in campo, Angelillo: e pieno di buona voglia e di abnegazione, ma dannoso a sua volta per l'impianto collettivo, perché arretrava ad avviare l'azione e la manteneva stretta per rientrarvi sempre, e ogni volta la palla arrivava in centro area, ed erano acciaccapesta tremendi: mai un tiro indirizzato con qualche agio, mai tentativi lontani, mai cross alti.

Per lunghi tratti della partita la modesta Udinese appariva assai piu organica e dotata delI'Inter, che era ed è tuttora la piu vicina inseguitrice della Juventus. L'Udinese sfruttava il contro piede: e arrivava sempre a Matteucci con palloni da farlo secco. Soltanto ai ciechi poteva apparire beffardo il punteggio della partita: l'Inter si spremeva, ma a vuoto, in modo indebito, sbagliando ritmo e misure. L'Udinese badava al sodo. Così era disposta: Pinardi libero, Menegotti (n. 6) su Angelillo; Giacomini (n. 10) su Lindskog; Sassi (n. 4) su Rancati; Milan (n. 8) su Masiero.

A sua volta l'Inter teneva libero Invernizzi (che è solo buono di far il guardiano a un uomo) davanti a Cardarelli e lasciava Rancati avanzato, facendo sgobbare Angelillo. Nella ripresa, Corso è stato chiamato a far l'interno sinistro e Rancati è passato all'ala sinistra. Le cose non sono andate granché meglio, ma il forcing era molto piu efficace: Rancati non era proprio l'uomo.

Sbagliò subito Angelillo a scegliere la porta gelata, davanti alla quale slittavano maledettamente i difensori. Al 10' Santi usciva a vuoto su cross di Bicicli e Angelillo incornava a rete, dove Pinardi poteva respingere. Al 20', una lunga respinta di Sassi era trasformata in palla-gol dall'entrata fasulla di Cardarelli: Bettini se ne andava a rete e umiliava Matteucci.

Al 28' Bettini in fuori gioco a tre quarti di campo, vi era subito rimesso da Guarneri: la palla passava da Pentrelli a Bettini che in dribbling smarcava Milan a destra: breve guizzo, ottimo esterno destro a sorprendere Matteucci in uscita. 2-0. Allibiti in campo e in tribuna.

L'Inter gioca come si è detto, con il grande Angelillo che vuol cantare e portar la croce, con tutti gli altri sfasati. II gran premere non porta a piu di 4 angoli e 6 conclusioni, quante sono quelle udinesi, realizzate in spazi ben piu comodi. Lindskog segna legnando a rete in corsa su invito di Angelillo (42').

Scende la nebbia e se ne va. L'Inter torna ad avventarsi. Dà l'impressione di poter sbancare presto l'Udinese. All'11', Angelillo batterebbe Santi se Menegotti non deviasse con il gomito: la palla, in quel tremendo acciaccapesta, vien ribattuta sul palo da Rancati. Ma al 16' Fongaro perde una facile palla che Fontanesi dà a Pentrelli e Pentrelli a Bettini libero sulla destra: gran fucilata: rete!

Qui l'Inter si perde ed esaspera, ma insiste cocciuta e finisce per conquistare il diritto al pareggio. Corso gira bene interno: stanga sulla traversa al 25'. Santi compie grandiose prodezze. E' anche favorito dal disagio dei cannonieri interisti, sempre circondati davanti a lui.

Pinardi, gladiatorio, spacca via; Menegotti gioca paesano; i terzini picchiano pure. Bettini è zoppo dal 20' (Invernizzi lo ha segnato) e così perdona Matteucci al 23' (tocco d'oro di Pentrelli). Lindskog si scrolla di dosso Giacomini al 45' e lo serve felicemente Corso sbagliando... il tiro di destro: Lindskog incoccia la legnata, Santi e battuto. 3-2. E il 90'.

Le ultime fasi paiono oziose e non sono. L'arbitro vorrebbe fischiare, s'indovina, quando Masiero perde una palla a centro campo e la ritoglie a Milan dando indietro: la rimessa trova Guarneri, poi Invernizzi a destra: Invernizzi allunga trafelato verso l'estrema a Lindskog, che scende e opera il tiro cross piu strano e fortunato di questo mondo. L'arbitro fischia solo ora il gol del pareggio e la fine. Ah, mattissima Inter, che modi!


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