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"DUE PAROLINE ED ERI FRITTO"

Corriere della Sera 5/4/94.

SCUSI MAZZOLA, CHI ERA GIANNI BRERA?
"Un grande uomo. Ho conosciuto Giovanni soltanto quando ho smesso di fare il calciatore, alla televisione. E' curioso no ? Ma quando giocavo io, non era tanto avvicinabile. Ne avevamo timore e rispetto assieme. Dei grandi giornalisti che contavano negli anni '60, lui era quello che faceva più paura".

IN CHE SENSO?
"Era il suo modo di scrivere. Ricordo, proprio dopo un derby andato male, che aprii il giornale col terrore che mi avesse preso per il sedere. Era quello il rischio: con quella maniera di raccontare bastavano due paroline giuste ed eri fritto".

E VOI INGOIAVATE IL ROSPO?
"Quasi sempre. Ricordo una volta Domenghini, uno dei favoriti di Brera, disputo' una brutta partita. Lunedî eccoci all'areoporto, si parte per una trasferta di Coppa. C'è anche Brera che sul giornale aveva scritto malissimo di Domenghini. E noi ad aizzare Domingo:"Hai visto cosa ha detto di te? Altro che figlio di Brera. Ti ha stroncato. Dovresti andare lî e dirgliene quattro". E lui, arrabiatissimo:"Sî, adesso vado lî e ci penso io". Lui si presenta davanti a Brera ma lo guarda e tace. E noi "Vai Domingo". E lui balbetta:"Lei...Lei...è una penna maledetta". Non gli esce altro. Brera lo guarda con compassione e fa:"Ma tasi, pirla". Fine della ribellione".

 


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