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"IO L'ABATINO, NON MI OFFESI MAI"

Repubblica 20/21 Dicembre 1992

"Un omarino fragile ed elegante, cosî dotato di stile da apparir manierato, e qualche volta finto".


ONOREVOLE RIVERA, SE LA RICORDA LA POLEMICA SULL'ABATINO? LEI SE NE RISENTI' MOLTO.
"Ricordo, ricordo.Ma sia chiaro: a me quella definizione non fece né caldo né freddo. Colpire in quel modo faceva parte del gioco, gli riconoscevo il diritto di polemizzare con quella durezza. Lo riconoscevo pero' anche a me, di rispondere per le rime. Erano tutte cose che facevano parte del quotidiano delle polemiche calcistiche. Non ho mai preteso che lui fosse d'accordo sulle idee che avevo io".

TUTTI LE HANNO CHIESTO DI PARLARE DI UNA RIVALITA' ANTICA, DELL'UOMO COL QUALE LEI SI E'SCONTRATO MILLE VOLTE.E' UN COMPITO STRANO? FORSE INGRATO.
" Io non ricordo Gianni Brera come l'avversario. Preferisco rammentare gli incontri che avvenivano dopo i suoi articoli, quelle righe che magari ti facevano male, ti colpivano, ti facevano arrabbiare. Pero' poi uno si vedeva e si capiva che non c'era astio, né tutto questo abisso."

CIOE' VI VEDEVATE E VI INTENDAVATE...
" Ci capivamo perché Brera era capace - quando voleva - di abbandonare questa sua mania interpretativa, cioè l'attaccamento alla sua tesi e di diventare obbiettivo, di riconoscere i suoi errori. E la tensione si scioglieva, magari a tavola, davanti a una buona bottiglia di Barbaresco che lui amava moltissimo".

LA VOSTRA NON ERA UNA INCOMPATIBILITA'ANCHE UMANA? BRERA ERA LAICO, LEI CATTOLICO, E L'ELENCO DELLE DIFFERENZE POTREBBE CONTINUARE.
" Purtroppo nel calcio i rapporti non arrivano mai al punto di misurarsi anche su queste cose, su questi valori di fondo. No, c'era un parlare dell'interesse che ci accomunava, quello calcistico, e col buon tatto di non approfondire gli argomenti che ci trovavano in dissenso".

SU QUELLI TECNICI DIVERGEVATE IN MODO TOTALE.
" Sî, e nessuno dei due ha mai fatto finta di essere d'accordo con l'altro per diplomazia. Brera è sempre stato fedele ad un'idea di calcio contratto, chiuso, fondato sul contropiede, sull'opportunismo. Aveva elaborato delle teorie etnicoculturali per sostenere meglio le sue idee calcistiche. Io pensavo che per giocare al pallone e divertire la gente devi innanzitutto divertirti tu che vai in campo, e che semmai le caratteristiche fisiche et etnicoculturali di italiani, uniti alla nostra raffinatezza tecnica, ci facevano più adatti ad un gioco brioso, aperto. Ma qui, ripeto, non ci mettemmo mai d'accordo".

A PROPOSITO DI ITALIANI E DI LINGUA, CHE IMPRESSIONE LE FACEVA LA SUA SCRITTURA?
" Nessuna. Non mi occupavo di questo aspetto, pensavo a quello che diceva, anche se a me, piemontese naturalizzato lombardo, lui riconosceva i titoli di essere uno come lui".

MA A BEN GUARDARE, BRERA NON HA FATTO MOLTA SCUOLA.
" Non poteva. Era troppo più bravo e più grande degli altri. Diciamocelo senza ipocrisie".

A QUESTO PROPOSITO E'STATO DETTO CHE VOI DUE VI SIATE IN UN CERTO SENSO SOSTENUTI A VICENDA CON LA VOSTRA POLEMICA;L'UNO AVREBBE VALORIZZATO L'ALTRO.
"Ma no, nessuno dei due aveva bisogno dell'altro per valorizzarsi o farsi pubblicità".

GLI RICONOSCE QUALCHE MERITO SPORTIVO?
" Brera era un uomo che si schierava con la sua idea, che la difendeva, che prendeva partito. Ma poi non è mai stato un giornalista tifoso, penso a tanti giornalisti di adesso, nello sport, schierati come capitifosi".

HA PARLATO DI UNA SUA LEALTA'.
" Sî mi sono ritrovato in tempi diversi attaccato da altri giornalisti, su altri argomenti. E lui è intervenuto per difendermi dicendo cose molto belle su di me".


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